Two Mark is meglio che one

Meta sviluppa una versione AI di Mark Zuckerberg per gestire le comunicazioni interne all'azienda

Nell’edizione di oggi:

👨🏻‍🤝‍👨🏼 Two Mark is meglio che one

🧮 La capacità di calcolo globale per l'AI raddoppia ogni 7 mesi

💣 Molotov contro la residenza di Sam Altman

🗞️ Le notizie

"Due sono meglio di uno" — diceva un giovanissimo Stefano Accorsi in una pubblicità italiana diventata iconica. Evidentemente, qualcuno in casa Meta se la ricorda bene.
Meta starebbe sviluppando una versione AI di Mark Zuckerberg capace di interagire con i dipendenti al posto suo o insieme a lui. Il progetto rientrerebbe in una strategia più ampia con cui l'azienda vuole rilanciare il proprio business attorno all'Intelligenza Artificiale. Il gruppo starebbe lavorando a personaggi 3D fotorealistici alimentati dall'AI, con cui gli utenti possono parlare in tempo reale, e tra le priorità ci sarebbe proprio un personaggio costruito sull'immagine del CEO. Questo avatar verrebbe addestrato usando immagine, voce, tono, modi e dichiarazioni pubbliche di Zuckerberg, con l'obiettivo di far sentire i dipendenti più vicini al fondatore dell'azienda.

2. La capacità di calcolo globale per l'AI raddoppia ogni 7 mesi 

La capacità computazionale globale dedicata all’Intelligenza Artificiale sta crescendo a un ritmo senza precedenti: dal 2022 aumenta di circa 3,3 volte l’anno, con un raddoppio ogni 7 mesi. Questo boom è alimentato principalmente dai chip AI, che rendono possibile sviluppare modelli sempre più grandi e diffondere l’AI su larga scala tra aziende e consumatori.
Oggi oltre il 60% della potenza computazionale è fornita da Nvidia, mentre Google e Amazon coprono gran parte del resto. Anche altri player come AMD e Huawei stanno entrando nella competizione, contribuendo all’espansione dell’infrastruttura globale.

3. Molotov contro la residenza di Sam Altman

Un ragazzo di circa vent’anni è stato arrestato a San Francisco con l’accusa di aver lanciato una bottiglia molotov contro il cancello esterno dell’abitazione di Sam Altman, CEO di OpenAI. Le fiamme si sono spente prima dell’arrivo dei vigili del fuoco e i danni sono rimasti limitati alla struttura esterna, senza coinvolgere l’edificio principale.
Il sospettato non è stato fermato subito sul posto: poche ore dopo è stato individuato nel quartiere di Mission Bay, vicino al quartier generale di OpenAI, mentre secondo la polizia pronunciava minacce verbali esplicite contro l’azienda e diceva di voler colpire anche gli uffici. OpenAI ha confermato che il giovane è in custodia e che sta collaborando con le forze dell’ordine.
L’episodio arriva in un momento di forte tensione attorno alla figura di Altman, anche dopo la pubblicazione di una lunga inchiesta del New Yorker basata su documenti interni e testimonianze di ex colleghi. In un post pubblicato poche ore dopo l’attacco, Altman ha raccontato che la molotov ha colpito la casa senza causare feriti, ha detto di aver sottovalutato il clima di ostilità costruito attorno alla sua figura e ha scritto di essere arrabbiato. Allo stesso tempo ha ribadito che la paura verso l’Intelligenza Artificiale è comprensibile, ma che il controllo del futuro non può appartenere a pochi laboratori: deve restare nelle mani delle persone e delle loro istituzioni.

 💬 La citazione della settimana

Demis Hassabis, CEO di Google DeepMind, torna a mettere al centro uno dei nodi più delicati del dibattito sull’Intelligenza Artificiale: il rapporto tra rischio e sviluppo.
In un’intervista concessa a The Economist, Hassabis riconosce che l’AI può aprire scenari critici se non viene costruita nel modo giusto, ma allo stesso tempo ribadisce la propria fiducia nel fatto che questa tecnologia possa essere sviluppata in modo sicuro e diventare un alleato su fronti cruciali come medicina, energia e ambiente.
Il punto, quindi, non è solo capire quanto l’AI possa diventare potente, ma quale direzione prenderà la sua evoluzione e quali responsabilità ricadranno su chi la sta progettando oggi.
Le parole del numero uno di Google DeepMind riflettono una tensione sempre più evidente nel settore: da un lato la corsa globale verso sistemi più avanzati, dall’altro la necessità di affiancare questa accelerazione con cautela, standard condivisi e visione di lungo periodo.
Una posizione che riassume bene il paradosso di questa fase: l’Intelligenza Artificiale viene descritta insieme come opportunità storica e come tecnologia da governare con estrema attenzione.

📸 L’immagine della settimana

Tutto è iniziato con un attacco a Papa Leone XIV, accusato di essere un "debole" in politica estera. Poi, quasi a rincalzo, Trump ha pubblicato sul suo profilo Truth un'immagine generata dall'AI che lo ritrae come Gesù: tunica bianca, mano posata su un malato, militari e fedeli intorno, e sullo sfondo i simboli degli Stati Uniti, bandiera, aquila, Statua della Libertà.
Il post è rimasto online alcune ore, poi è sparito senza spiegazioni.
Interrogato in conferenza stampa, Trump ha glissato: "Sono ritratto come un medico che fa del bene agli altri."
La comunità cattolica americana non l'ha presa bene e le critiche sono arrivate persino da figure tradizionalmente vicine al mondo MAGA, compresa l'ex deputata Marjorie Taylor Greene. Un caso che va ben oltre la politica: è l'ennesima dimostrazione di come l'AI generativa stia diventando uno strumento potentissimo e sempre più controverso nella comunicazione dei leader mondiali.

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