Quanto durerà ancora il dominio di ChatGPT?

A marzo 2026 ChatGPT tocca 5,7 miliardi di visite, ma Gemini e Claude guadagnano terreno

Nell’edizione di oggi:

🏅 Quanto durerà ancora il dominio di ChatGPT?

💸 Google pronta a investire fino a 40 miliardi $ in Anthropic

📱 OpenAI potrebbe lanciare uno smartphone con agenti AI al posto delle app

🗞️ Le notizie

ChatGPT resta il riferimento per volume di utilizzo, ma il mercato dei chatbot AI mostra segnali sempre più chiari di movimento.
Secondo i dati riportati nel grafico, a marzo 2026 ChatGPT raggiunge 5,70 miliardi di visite, mantenendo una posizione nettamente dominante.
Alle sue spalle però Gemini accelera con forza, arrivando a 2,60 miliardi di visite, mentre Claude registra uno scatto significativo nel primo trimestre del 2026, fino a 613,7 milioni.
Il punto centrale non è soltanto stabilire chi sia primo, ma osservare la velocità con cui stanno cambiando gli equilibri. ChatGPT resta davanti, Gemini cresce grazie anche all’ecosistema Google, e Claude diventa sempre più rilevante per l’uso professionale e operativo.

2. Google pronta a investire fino a 40 miliardi $ in Anthropic

Google prevede di investire fino a 40 miliardi di dollari in Anthropic, con un primo impegno immediato da 10 miliardi su una valutazione di circa 350 miliardi, e altri 30 miliardi legati al raggiungimento di specifici obiettivi.
L’operazione arriva mentre Anthropic ha appena lanciato Mythos, il suo modello più potente, con applicazioni avanzate in ambito cybersecurity ma accesso limitato per i rischi di utilizzo improprio.
La competizione nell’Intelligenza Artificiale si gioca sempre più sulla disponibilità di infrastrutture e capacità computazionale. Anthropic sta infatti rafforzando rapidamente le proprie partnership, tra cui accordi con Amazon e CoreWeave, per garantirsi data center e potenza di calcolo su larga scala.
Nonostante sia un concorrente diretto nello sviluppo di modelli AI, Google resta un partner chiave per Anthropic sul fronte infrastrutturale, fornendo accesso ai suoi chip TPU e a Google Cloud. Il nuovo investimento amplia questa collaborazione, con ulteriori 5 gigawatt di capacità previsti nei prossimi cinque anni.
In parallelo, cresce l’interesse degli investitori, con valutazioni che potrebbero arrivare fino a 800 miliardi e un possibile IPO già nei prossimi mesi.

3. OpenAI potrebbe lanciare uno smartphone con agenti AI al posto delle app

OpenAI starebbe lavorando a uno smartphone in collaborazione con MediaTek, Qualcomm e Luxshare, con l’obiettivo di creare un dispositivo dove le tradizionali app vengono sostituite da agenti di Intelligenza Artificiale capaci di svolgere direttamente le attività dell’utente.
Secondo l’analista Ming-Chi Kuo, il telefono sarebbe progettato per comprendere costantemente il contesto dell’utente, utilizzando una combinazione di modelli AI locali e cloud.
L’idea è quella di superare i limiti imposti dagli ecosistemi attuali di Apple e Google, che controllano l’accesso alle funzionalità tramite le app, costruendo invece un hardware proprietario che permetta un’integrazione più profonda dell’AI. Questo approccio consentirebbe anche a OpenAI di raccogliere più dati sull’utilizzo quotidiano rispetto a una semplice app.
Le specifiche del dispositivo potrebbero essere definite entro fine 2026 o inizio 2027, con una produzione di massa prevista nel 2028.

 💬 La citazione della settimana

Dario Amodei, CEO di Anthropic, si sta ritagliando un ruolo sempre più preciso nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale: quello di chi crede profondamente nel potenziale di questa tecnologia, ma allo stesso tempo insiste sul fatto che non possa essere lasciata crescere senza regole.
Nel lungo profilo pubblicato dal Financial Times emerge infatti una figura complessa. Da una parte c’è il ricercatore diventato imprenditore, convinto che l’AI possa accelerare la scoperta scientifica, trasformare la biologia, migliorare lo sviluppo di farmaci e avere un impatto enorme sull’economia. Dall’altra c’è però anche il dirigente che continua a ripetere che la fiducia oggi è scarsa, che la trasformazione sarà reale e che negarlo sarebbe un errore.
Il punto centrale del suo ragionamento è semplice: l’Intelligenza Artificiale non va trattata come una tecnologia qualsiasi. Dopo il rilascio controllato di Claude Mythos, modello che secondo Anthropic avrebbe portato alla scoperta di migliaia di vulnerabilità informatiche sconosciute, Amodei si è detto ancora più convinto che serva una regolamentazione forte. E ha usato un paragone molto chiaro: l’AI andrebbe regolata come automobili e aeroplani. Sono strumenti di enorme valore economico, ma devono essere costruiti con cura, perché se fatti male possono causare danni enormi.
Non è solo una questione tecnica. Nell’intervista Amodei entra anche nel terreno politico, spiegando di non essere contrario in assoluto all’uso governativo di questi modelli, soprattutto se servono a sostenere le democrazie contro regimi autoritari. Ma fissa una linea rossa netta: non vuole che questa tecnologia venga usata contro la popolazione interna o per scopi antidemocratici. È qui che si inserisce anche lo scontro con parte dell’apparato americano e con quella fetta di Silicon Valley che lui descrive come più “orientata al caos” che alla responsabilità.
Il messaggio finale che emerge è che la sfida non è solo costruire AI sempre più potenti, ma decidere come governarle. Alcuni vedono Amodei come una voce “responsabile” nella corsa all’AI, mentre altri fanno notare che questa posizione può anche intrecciarsi con interessi industriali.

📸 L’immagine della settimana

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